• info@mariangeladeste.com

Archivio dei tag emozioni

Gioielli spirituali, eco-sostenibilità e benessere

Negli articoli precedenti ho scritto quanto fosse importante il legame tra design e benessere e come l’uno influenzi l’altro.
Oggi ti racconto della collezione di gioielli spirituali eco-sostenibili, che ho ideato e realizzato eticamente.

Cosa sono?

Sono gioielli contemporanei bianchi dalla forte simbologia che aiutano a rilasciare benessere psicofisico.
Sono prodotti in materiale biodegradabile.
Oggigiorno spesso e volentieri viviamo la vita in modo frenetico e così facendo, andiamo a inficiare il nostro stile di vita.
Così entra in gioco il design e benessere.

Voglio condividere con TE queste idee e darti modo di indossare l’accessorio che per te ha più significato.

Ho realizzato 2 pendenti:
Uno rappresenta il simbolo Om e l’altro reinterpreta l’albero della vita, in cui la pianta si fonde con la posizione yoga (Vrikshasana).

Om è un grafismo della lingua sanscrita, il più antico e conosciuto dei simboli del mondo.
Rappresenta la creazione dell’universo.
Il suono dell’Om viene associato alla vibrazione primordiale dell’universo e di tutta la creazione.
Il suono della vita. Il tutto.
A chi lo osserva trasmette i messaggi ancestrali e universali.

Vrikshasana è una posizione comune che lavora per mantenere bilanciati i due canali energetici yin e yang.
Questa asana (posizione o postura utilizzate in alcune forme yoga), si fonde con la struttura dell’albero, importante per la sua fisiologia e struttura.
Le radici permettono alla pianta di crescere stabile e ancorata al terreno.
Il tronco esposto all’aria è la parte dell’albero che connette ciò che è sotto terra con ciò che è esposto all’aria.
Dai rami spuntano le foglie che seguono il ciclo vitale a seconda delle stagioni. Mentre i frutti sono il nutrimento e ci forniscono acqua ed energia.

La motivazione che mi ha spinto a creare un ciondolo di quel tipo è perché l’albero contiene in sé energia e vibrazioni naturali che ci aiutano ad assimilare tutti i benefici che la natura può donare al corpo e alla mente.

È un inno alla vita!

Ciondolo spirituale albero della vita
Ciondolo spirituale om

L’olfatto e le emozioni

Ti è mai capitato che un profumo ti catapultasse indietro nel tempo?

Questa mattina a Udine mentre camminavo assorta nei miei pensieri, una signora che avanzava verso me, di botto mi aveva fatto rivivere dei ricordi ben precisi.

Portava un profumo che avevo riconosciuto subito!

Solitamente lo usava mia nonna.
Lei ormai non c’è più da quasi tre anni, ma il suo ricordo è presente e vivo anche in queste piccole cose.
Ogni volta l’emozione è inaspettata ed è capace di regalarti un sorriso, legato ai momenti indimenticabili vissuti assieme.

Facendo delle ricerche riguardanti il senso dell’olfatto mi sono soffermata su un progetto che ritengo calzante all’argomento.

Ho scoperto Madeleine, progettata dalla designer Amy Radcliffe.

La designer lo descrive come una macchina analogica degli odori.
Madeleine è in grado, assieme ad altri stimoli sensoriali di ricreare una esperienza passata, tramite la registrazione di informazioni molecolari degli odori.
L’aroma viene estratto tramite una pompa e con dei tubi, viene raccolto e trasportato all’unità principale dove una resina assorbe le particelle.
La formula prodotta contiene tutte le caratteristiche della fragranza catturata.
A questo punto può essere riprodotta meccanicamente, tramite l’incisione su un disco di bronzo, mentre la fiala ne cattura l’essenza.

Il nome Madeleine ricorda inequivocabilmente la madeleine di Proust nel libro “Dalla parte di Swann”, in cui il passato diventa presente grazie ai sensi.

Qui l’estratto dal libro:

«Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine.


Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente?

 
Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Cosa significava? Dove afferrarla? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda. È tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo.


Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio».

Marcel Proust attraverso queste righe ci accompagna in un processo in cui la memoria viene risvegliata dalle percezioni sensoriali.

L’olfatto è primordiale, è uno dei primi sensi che si sviluppa e diviene fondamentale nell’elaborazione di ciò che è istintivo.
Il nervo olfattivo nel feto si forma durante la settima settimana di gestazione ed è determinante per riconoscere l’odore della propria madre.

L’area del cervello che elabora l’olfatto è connessa al sistema limbico, la parte implicata nelle emozioni e a tutte le reazioni associate alla sopravvivenza.

Perciò olfatto, emozioni e ricordi sono strettamente legati fra loro.

Gli odori sono molto importanti, sono in grado di stimolare la fame, metterci all’erta, sono fondamentali per l’attrazione sessuale e chiaramente ci permettono di viaggiare nel tempo.

Anche a te capita di rivivere episodi passati nel tuo presente grazie alle esperienze sensoriali?

Scrivi cosa ne pensi qui sotto!

Olfatto e emozioni

I colori e le emozioni

Cosa suscitano?

Avevo circa 6 anni, era un pomeriggio primaverile, con il sole e gli uccellini che cinguettavano. Stavo disegnando, passavo il tempo e mi rilassavo, entrando in un mondo tutto mio con i colori e le emozioni. Ricordo le sensazioni di gioia quando prendevo i pastelli dei miei fratelli per disegnare quello che mi passava per la testa e la soddisfazione di aver concretizzato un pensiero con tutti quei colori così belli e luminosi.
I colori mi hanno sempre affascinata, sono magici, ci permettono di vedere la realtà meno grigia e di riconoscere e identificare le cose più facilmente.

Abbiamo una grande capacità nel vedere, catalogare e riconoscere tantissime tonalità di colori.
Eppure non sono altro che “la percezione visiva delle radiazioni elettromagnetiche comprese nello spettro visibile”.

L’occhio e la mente umana traducono la luce in colore. I recettori all’interno dell’occhio trasmettono gli impulsi al cervello, che produce le sensazioni relative al colore.
I. Newton osservò che il colore non è legato strettamente al tipo di oggetto, bensì alla superficie di un oggetto che riflette alcuni colori e assorbe tutti gli altri.
Quindi noi percepiamo esclusivamente i colori riflessi, ma non è solo un fenomeno fisico perché è un insieme di fattori che coinvolgo più livelli: fisiologico, affettivo, ideativo, psicologico e spirituale.

Si parla quindi di sensazioni che proviamo strettamente legate ai colori.
Ad esempio nei cartoni animati l’emozione è associata al colore (rosso di rabbia, bianco di paura etc.)

I colori parlano di noi, della nostra personalità e di quello che siamo e che vorremmo essere.

Quando abbiniamo una tinta o una sfumatura all’emozione rinforziamo il messaggio, concretizziamo il nostro stato emozionale.
Il colore lo percepiamo in parte con la logica ma principalmente con quello che proviamo nel nostro profondo.

Il film “Inside out” esprime al meglio queste emozioni.

Quando parliamo di colori come quando si parla di emozioni, bisogna esprimere anche le molteplici sfumature che suscitano sensazioni personali e profonde.

V. Kandinskij scriveva nello ‘Lo spirituale nell’arte’ del 1912:

“Il colore è un mezzo per esercitare un influsso diretto sull’Anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’Anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che con questo o quel tasto porta l’anima a vibrare.”

Quale colore ti rappresenta? Cosa provi quando lo immagini o lo guardi?
Scrivi nei commenti cosa ne pensi

sculture bianche e tulipani rossi

Joy Vertigo. Cosa ti dice questo nome?

Tutto inizia da un pensiero o forse no?

Tutto inizia da un’immagine, l’immagine del tuo osservare quotidiano…era un bel giorno di primavera ed ero a camminare per i prati, c’erano già diversi fiori che si potevano vedere sbocciare tutti, con colori diversi, tutti con forme diverse. C’erano quelli piccoli piccoli e c’erano quelli che ancora si nascondevano!

Le forme e i colori hanno attirato la mia attenzione. E che forme! Tonde, affusolate, cilindriche…quanto ci regala la Natura!

Da queste immagini ho iniziato a pensare, ho ascoltato le emozioni che provavo e ho cominciato a vedere il mio gioiello!

Gioia è questo che provavo in quel momento, la gioia che diffondono questi colori e questi profumi…così il mio pensiero si è allargato ad altro ancora! Gioia..joy..la vertigine che ti danno le emozioni quando si rilasciano nell’aria. Sono talmente eccezionali che ti danno le vertigini 🙂

Così è nato Joy Vertigo! Una gioia che ti da le vertigini!

Ma come concretizzarlo? Come rendere queste emozioni trasportabili da ognuno di noi?

Ci voleva qualcosa di immediato, di facile da raggiungere per ognuno di noi, qualcosa che ti facesse sentire UNICA!
E non bastava la forma o il colore…ci voleva altro, ci voleva un messaggio unico e speciale! Anche il tipo di font che avrei usato per scrivere il nome Joy Vertigo doveva racchiudere le stesse sensazioni, le stesse emozioni. Ci sono stati mesi di prove, mesi passati a scrivere e disegnare, mesi e giorni passati a raccogliere le emozioni da rinchiudere in un unico e prezioso gioiello. Ho scelto un font romantico perché desse anche all’occhio un senso di amore, di gioia. Per questo ho voluto inserire anche un piccolo cuoricino a significare che la gioia e le vertigini vengono dall’amore!

Il mio obiettivo con questo gioiello è di rendere unica e speciale ogni donna!
Avevo trovato anche la forma che gli volevo dare, una affusolata come la calla e una sferica. Entrambe forme a tratti circolari, che partono e si avvolgono in loro per contenere qualcosa.

Ecco, il qualcosa ce l’avevo bene in mente ma come renderlo tangibile?

Le forme del gioiello sono cave in modo da poter raccogliere e contenere il tuo profumo preferito così una volta indossato tu avrai sempre con te ciò che ti fa stare bene.

Ciò che ami, ciò che ti fa sentire UNICA! Unica come JOY VERTIGO!

Vorrei poterti far arrivare queste emozioni che poi sono le tue emozioni, ho i brividi persino ora che scrivo e raccolgo le mie idee per te, per spiegarti cosa mi ha spinto a creare questo gioiello!

Vorrei che il profumo che senti nei fiori tu lo sentissi sempre con te, vorrei che il calore e l’emozione dell’amore fosse sempre con TE!

Ciondolo Joy Vertigo sferico colorato

Design Emozionale

Abraham Harold Maslow psicologo statunitense, noto principalmente per aver scritto nel 1954 il libro “Motivation and Personality”, teorizzò la gerarchia dei bisogni che motivano l’uomo. Dai bisogni più basilari per la sopravvivenza (mangiare, dormire, respirare…) fino a quelli più elevati e immateriali (identità, realizzazione personale, creatività…).
La gerarchia dei bisogni di Maslow venne traslata nel 2011 su prodotti e oggetti da Aarron Walter nel suo libro “Designing for Emotions” in cui scriveva che tutti i prodotti che creiamo devono essere rapportati ad un bisogno umano.
Quindi alla base abbiamo la funzionalità di un prodotto/servizio e a salire l’affidabilità e l’usabilità infine ma non per ultimo, il grado di piacevolezza.
Un prodotto/servizio arriverà all’eccellenza se rispecchierà tutte queste quattro “regole” insieme.
Il fattore emozionale sta proprio nel grado di piacevolezza…dopotutto le cose belle funzionano meglio. Sono convinta che non ci sia cosa funzionale che sia brutta!
Ogni persona ha i proprio gusti e un modo personale di rapportarsi alle persone e alle cose.
Ma ciò che principalmente può essere condiviso da tutti è che un oggetto emozionale è positivo, unico, attraente, esclusivo etc.

Gli oggetti che ci appartengono spesso hanno un valore affettivo, sono legati ai ricordi e suscitano emozioni.


Gli oggetti sono destinati ad essere amati 🙂


Di quale sei perdutamente innamorato/a e perchè?

 

 

scale design emozionale