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Archivio mensile Giugno 24, 2019

Benessere e design

Oggi ti voglio parlare di aromaterapia

Questa pratica agisce sui processi fisici, mentali e spirituali del corpo, attraverso l’uso di essenze profumate.
Mediante il contatto olfattivo risvegliano e stimolano le aree silenti del cervello e del corpo.

Questa pratica antica adotta oli essenziali, ovvero sostante concentrate e volatili, con effetto benefico, preventivo e terapeutico sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Stimolano la memoria, l’intuizione, risvegliano il talento creativo e favoriscono la nostra voglia di affermazione e realizzazione.

Mi piace considerarli come l’anima della pianta, poiché sono il risultato dell’estrazione dell’essenza energetica della pianta stessa.

Servirsi di sostanze profumate e oli a scopo terapeutico ha origini antichissime tant’è che sono presenti degli scritti sul loro uso anche nella Bibbia.

L’aromaterapia coinvolge sia la sfera corporea sia quella emotiva, la sensibilità e l’umore della persona che lo respira.

Esistono tantissimi oli essenziali, ognuno dei quali può essere utilizzato per un uso specifico:
vi sono infatti oli che vantano proprietà antisettiche, antitossiche, cicatrizzanti, antiparassitarie, antireumatiche, tonificanti ed anche stimolanti o energizzanti.

La diffusione dell’olio essenziale avviene per mezzo del calore che permette l’evaporazione delle parti volatili del liquido.

 

Perché l’aromaterapia è strettamente connessa
a Joy Vertigo®?

 

Joy Vertigo® è il pendente che contiene il tuo profumo/olio e lo rilascia nel tempo.
Il calore del corpo a contatto con il gioiello ne esalta le essenze.

Joy Vertigo® ti regala le note profumate di cui hai bisogno.

 

Come ti senti oggi?
In questo momento di cosa necessiti?

Solitamente l’olio essenziale da cui sei più attratto/a è quello di cui hai più esigenza.

Scegliere Joy Vertigo® vuol dire prendersi cura di se stessi!

Significa optare per un rituale intimo e volubile che ti accompagna nel corso del giorno e della notte. 

Fammi sapere se hai piacere, che Joy Vertigo® entri a far parte della tua vita!
Contattami per saperne di più 🙂

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L’olfatto e le emozioni

Ti è mai capitato che un profumo ti catapultasse indietro nel tempo?

Questa mattina a Udine mentre camminavo assorta nei miei pensieri, una signora che avanzava verso me, di botto mi aveva fatto rivivere dei ricordi ben precisi.

Portava un profumo che avevo riconosciuto subito!

Solitamente lo usava mia nonna.
Lei ormai non c’è più da quasi tre anni, ma il suo ricordo è presente e vivo anche in queste piccole cose.
Ogni volta l’emozione è inaspettata ed è capace di regalarti un sorriso, legato ai momenti indimenticabili vissuti assieme.

Facendo delle ricerche riguardanti il senso dell’olfatto mi sono soffermata su un progetto che ritengo calzante all’argomento.

Ho scoperto Madeleine, progettata dalla designer Amy Radcliffe.

La designer lo descrive come una macchina analogica degli odori.
Madeleine è in grado, assieme ad altri stimoli sensoriali di ricreare una esperienza passata, tramite la registrazione di informazioni molecolari degli odori.
L’aroma viene estratto tramite una pompa e con dei tubi, viene raccolto e trasportato all’unità principale dove una resina assorbe le particelle.
La formula prodotta contiene tutte le caratteristiche della fragranza catturata.
A questo punto può essere riprodotta meccanicamente, tramite l’incisione su un disco di bronzo, mentre la fiala ne cattura l’essenza.

Il nome Madeleine ricorda inequivocabilmente la madeleine di Proust nel libro “Dalla parte di Swann”, in cui il passato diventa presente grazie ai sensi.

Qui l’estratto dal libro:

«Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine.


Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente?

 
Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Cosa significava? Dove afferrarla? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda. È tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo.


Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio».

Marcel Proust attraverso queste righe ci accompagna in un processo in cui la memoria viene risvegliata dalle percezioni sensoriali.

L’olfatto è primordiale, è uno dei primi sensi che si sviluppa e diviene fondamentale nell’elaborazione di ciò che è istintivo.
Il nervo olfattivo nel feto si forma durante la settima settimana di gestazione ed è determinante per riconoscere l’odore della propria madre.

L’area del cervello che elabora l’olfatto è connessa al sistema limbico, la parte implicata nelle emozioni e a tutte le reazioni associate alla sopravvivenza.

Perciò olfatto, emozioni e ricordi sono strettamente legati fra loro.

Gli odori sono molto importanti, sono in grado di stimolare la fame, metterci all’erta, sono fondamentali per l’attrazione sessuale e chiaramente ci permettono di viaggiare nel tempo.

Anche a te capita di rivivere episodi passati nel tuo presente grazie alle esperienze sensoriali?

Scrivi cosa ne pensi qui sotto!

Olfatto e emozioni

I colori e le emozioni

Cosa suscitano?

Avevo circa 6 anni, era un pomeriggio primaverile, con il sole e gli uccellini che cinguettavano. Stavo disegnando, passavo il tempo e mi rilassavo, entrando in un mondo tutto mio con i colori e le emozioni. Ricordo le sensazioni di gioia quando prendevo i pastelli dei miei fratelli per disegnare quello che mi passava per la testa e la soddisfazione di aver concretizzato un pensiero con tutti quei colori così belli e luminosi.
I colori mi hanno sempre affascinata, sono magici, ci permettono di vedere la realtà meno grigia e di riconoscere e identificare le cose più facilmente.

Abbiamo una grande capacità nel vedere, catalogare e riconoscere tantissime tonalità di colori.
Eppure non sono altro che “la percezione visiva delle radiazioni elettromagnetiche comprese nello spettro visibile”.

L’occhio e la mente umana traducono la luce in colore. I recettori all’interno dell’occhio trasmettono gli impulsi al cervello, che produce le sensazioni relative al colore.
I. Newton osservò che il colore non è legato strettamente al tipo di oggetto, bensì alla superficie di un oggetto che riflette alcuni colori e assorbe tutti gli altri.
Quindi noi percepiamo esclusivamente i colori riflessi, ma non è solo un fenomeno fisico perché è un insieme di fattori che coinvolgo più livelli: fisiologico, affettivo, ideativo, psicologico e spirituale.

Si parla quindi di sensazioni che proviamo strettamente legate ai colori.
Ad esempio nei cartoni animati l’emozione è associata al colore (rosso di rabbia, bianco di paura etc.)

I colori parlano di noi, della nostra personalità e di quello che siamo e che vorremmo essere.

Quando abbiniamo una tinta o una sfumatura all’emozione rinforziamo il messaggio, concretizziamo il nostro stato emozionale.
Il colore lo percepiamo in parte con la logica ma principalmente con quello che proviamo nel nostro profondo.

Il film “Inside out” esprime al meglio queste emozioni.

Quando parliamo di colori come quando si parla di emozioni, bisogna esprimere anche le molteplici sfumature che suscitano sensazioni personali e profonde.

V. Kandinskij scriveva nello ‘Lo spirituale nell’arte’ del 1912:

“Il colore è un mezzo per esercitare un influsso diretto sull’Anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’Anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che con questo o quel tasto porta l’anima a vibrare.”

Quale colore ti rappresenta? Cosa provi quando lo immagini o lo guardi?
Scrivi nei commenti cosa ne pensi

sculture bianche e tulipani rossi

La differenza la facciamo noi

Dopo pranzo stavo bevendo il caffè fumante e profumato in compagnia del mio fidanzato.
Parlavamo di come proporre e a quanto uno dei miei progetti.
Lui con fare scherzoso, mi fece il gesto di ok con la mano.
Tre dita aperte a ventaglio, indice e pollice chiuse a descrivere un cerchio.
Ero dubbiosa e avevo replicato:
“OK…oppure zero? Come molti si aspettano?” sorridendo con un pizzico di tristezza, che si poteva leggere chiaramente sul mio volto.
Avevo risposto così, perché delle volte, mi capita che il lavoro che ho svolto venga sottovalutato.
Cadere nello sconforto può essere più facile del previsto.
Delle volte può succedere che non sia stata brava a far recepire il giusto valore, mentre in altre occasioni venga completamente sminuito.
Così nascono le domande e sorgono i dubbi…

Volevo passare oltre a quel pensiero. Ero curiosa di sapere cosa esprimesse quel gesto che mi aveva lasciato perplessità.
Così ero andata a cercare il significato di questa gestualità, trovando molti articoli interessanti.
E guarda un po’, in gran parte d’Europa e negli USA, il gesto dell’OK viene usato per approvazione, mentre in altre culture viene visto addirittura come osceno, o come in Francia che indica valere zero.
Ero sorpresa…

Questo per dire che come ci atteggiamo fa la differenza di dove ci troviamo e con chi siamo.
Dovremmo calarci nei panni degli altri:
“Se fossi io al suo posto? Come mi comporterei?”

Se non siamo totalmente soddisfatti, porci delle domande, dovrebbe essere un buon mezzo per vedere le soluzioni e ritrovare la motivazione.

Soluzioni che ci allontanano dalla costante che potrebbe portarci all’insoddisfazione e alla autocommiserazione.

Delle volte bastano anche le piccole cose.
Come andare ad approfondire un significato, per cambiare il nostro punto di vista 🙂

E tu cosa fai per ritrovare la motivazione?

Ok-gestualità mano-significato